lunedì 28 luglio 2014

Benvenuti nel mio blog...

Salve a tutti, mi chiamo Angelo, ho 22 anni, vengo dalla provincia di Frosinone e nella vita studio Economia e Management.
Questo è il mio spazio, dove pubblico le mie considerazioni, le tematiche appartenenti alla mia terra, la Ciociaria, e numerose altre tematiche di matrice culturale, sociale ed economica.
Spero sia cosa gradita...buona lettura!
Angelo

Il fallimento delle politiche socio-culturali dell'Unione Europea

 

Può la cultura salvare l'Europa dalla crisi finanziaria?! Questo il nuovo tema del dibattito sulla costruzione di un Europa sociale, con l'azione culturale che diventa oggetto di coordinamento comunitarioSecondo questo approccio, vedremo che la cultura è un tema necessario e indispensabile in tema di integrazione regionale.

Fin dagli albori del progetto, non riuscendo a designare  un ambiente letteraio o artistico che sia, che riesca a dar un idea completa ad un progetto socio-culturale unico, l'Europa ha cerctao in passato di elaborare un insieme di strutture simboliche, in cui è possibile vedere parte della socializzazione delle classi, i gruppi che stanno formando nuove idee politiche e lo stile che la società adotterà a seconda delle linee di sviluppo. La cultura quindi doveva riflettere la sua dimensione sociale, dando significato e simbolismo alle relazioni sociali complesse e dando un cambiamento alle politiche culturali che si stavano sviluppando.  


Il tema della cultura arriva oggi in grande ritardo sui tavoli europei, poichè tale tema doveva essere affrontato da iniziative di integrazione sociale già quando era  imminentemente  la liberalizzazione delle frontiere doganali. Tuttavia, dall'inserimento di nuovi argomenti che portano la discussione alla costruzione di un Europa sociale, l'azione culturale è soggetta al coordinamento UE. Il quadro attuale della politica culturale europea è proprio il Trattato di Maastricht, in vigore il 1 novembre 1993, nel suo articolo 151.

La linea d'azione dell'UE ,analizzando le disposizioni del trattato, è passivo, soprattutto quando dice che "la comunità contribuisce al pieno sviluppo delle culture degli Stati membri", cioè che, se necessario, si sosterrà la singola azione degli Stati membri in aree selezionate, conservando e tutelando il patrimonio, lo scambio e creatività locale. In effetti, la base giuridica per la cultura da segni di debolezza fin dalle sue prime azioni, poichè essa non è tutelata dalla giurisdizione europea e non da importanza alla sua attuazione.

La funzione culturale specifica è menzionata nel trattato, quando afferma che la comunità terrà conto dei vari aspetti dei settori che mirano principalmente a promuovere la diversità delle sue culture. E 'importante per la comunità politica culturale perchè così si possono eleggere subito ipotesi che non si ostacolano con altri settori. Ancora una volta però, il tema della cultura entra in scena politica scegliendo un comportamento negativo, poichè determina con ciò che non ci  può essere un contatto culturale tra la politica della regione e la politica economica di in un settore (occupazione, ambiente, politica urbana, istruzione). Tutto ciò dovrebbe essere guidato da un progetto politico e culturale unico.

In considerazione della debolezza degli strumenti giuridici a disposizione, il magro bilancio, la difficoltà  sul processo decisionale
della politica culturale, l'UE ha dovuto ricorrere ad altri sistemi di finanziamento, come ad esempio politiche per l'industria, i fondi strutturali e la cooperazione con altre regioni (America Latina e il Mediterraneo).
   
Un impronta della cultura si trova in una soluzione del Consiglio dell'Unione Europea che riconosce la cultura come "molto importante per l'integrazione dell'elemento regione". Il documento mette in evidenza il potenziale economico della cultura, il suo contributo al processo di allargamento dell'Unione europea e la sua capacità di migliorare la visibilità esterna dell'UE. In questo senso è stato preparato un piano di lavoro per proporre più efficaci azioni di ambito culturale, cercando di esonerare tali processi dalla direzione burocratico-politico del bilancio UE.

Questo dialogo ci illustra che la cultura ha bisogno di più esperienza per la sua importazione, bisogna avere la preparazione giusta per saperla adoperare, in un ambiente in perenne apertura a nuove proposte e prospero di caratteristiche politiche, che non aspettano altro che stimoli per rincominciare a correre.

In tal senso l'Ue, anche dopo il maggio 2014, sembra stia intentando nuove proposte dedite a propruovere uno sviluppo culturale: un vero e proprio affronto alla crisi finanziaria.  

Concludendo possiamo affermare il parziale fallimento delle politiche socio-culturali dell'Unione Europea: la giusta via sarebbe proprio quella dei finanziamenti. Ricordiamo che l'UE ogni anno elargisce milioni di Euro a fondo perduto in progetti culturali vari, spesso in quelli che promuovono un personale carattere. Sarebbe congeniale invece spostare tali fondi su finanziamenti progettuali che promuovano l'integrazione fra più culture, con l'avanzare di gemellaggi che mettano a confronto le diverse realtà dell'eclettica e variegata cultura dell'Europa.

Angelo Cervi

Il rapporto tra economia e cultura tra ill XX e il XXI secolo

Per tutto il XX secolo i campi della cultura e dell'economia crescevano sempre più vicini, guidati dal progresso scientifico e tecnologico e determinato dalla rivoluzione industriale. Questo è stato inizialmente il consolidamento dell'importanza socioeconomica del cinema e di altre industrie culturali. Più di recente, questo fenomeno è stato rafforzato con l'avvento della società dell'informazione, portando nuovi media e la crescente domanda di prodotti e servizi culturali.

Inoltre, nella fase attuale del capitalismo, le specificità culturali sono sempre più viste come fattori intangibili di produzione e di formazione umana della massima importanza.

La crescente preoccupazione tra gli economisti con i problemi derivanti dal rapporto tra economia e cultura è quindi associato alla comprensione che l'ambito della cultura è un punto centrale di interesse nel capitalismo contemporaneo.

Nei primi anni del ventunesimo secolo il mondo sta vivendo un'epoca segnata dalla crescente convergenza tra i fattori culturali e le dinamiche socio-economiche. Nel contesto si muove una società capitalista; le principali attività sono integrate dalle nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione e il flusso di informazioni in reti di computer.

 
Le attività culturali stanno mostrando un significativo impatto socio-produttivo. Soprattutto come fonte di attività lavorative connesse al patrimonio culturale, così come i prodotti e le industrie a contenuto culturale, intente a creare occupazione diretta e indiretta.per non considerare gli effetti delle specificità culturali, con i fattori intangibili di competitività delle imprese che hanno avuto motivi di crescente interesse con le nazioni.

Non ci sono ancora informazioni omogenee sul rapporto tra la cultura e la creazione di posti di lavoro; ancora c'è un essenziale mancanza di studi e dati. Tuttavia un centinaio di anni fa meno del 10% delle persone lavoravano nel settore creativo dell'economia mentre nel 1950 questa percentuale è salita al 15%; negli ultimi due decenni c'è stata un'esplosione ed oggi circa il 30% dei lavoratori nelle nazioni industrializzate avanzate sono nel settore creativo.

L'importanza della cultura in campo economico potrebbe già essere osservata durante tutto il XX secolo, con la crescita delle cosiddette "industrie culturali". Industria culturale è il nome generico dato a imprese e istituzioni la cui attività economica principale è la produzione di cultura, a scopo di lucro e per scopi commerciali. In quel secolo, i progressi tecnologici hanno stimolato la commercializzazione della cultura, con una crescente collaborazione tra le arti e le industrie.

Nel corso degli anni novanta la struttura delle industrie culturali è stato modificato in modo significativo con le nuove tecnologie digitali. Questa crescita è stata considerata un nuovo oligopolio globale rispetto per l'industria automobilistica all'inizio del XX secolo.

Queste evolutive dinamiche delle industrie culturali hanno portato i suoi agenti a rivedere la produzione flessibile. Infatti, il settore si presenta come un fattore chiave di sviluppo per la diffusione di rapporti di produzione. Dopo la seconda guerra mondiale,a Hollywood si è sperimentato l'uso di sistemi di produzione modulari, progetto formattato a progetto. Oggi la ricerca della flessibilità produttiva è diventato un tonico tra gli aspetti più dinamici del settore dello spettacolo e dell'economia in generale. Con questo scenario competitivo globale, in questi segmenti che portano alla micro-segmentazione dei mercati, grandi oligopoli stanno gareggiando nel raggiungimento di economie di scala .
 
Negli ultimi anni, con lo sviluppo delle telecomunicazioni, c'è stato un cambiamento significativo nel processo di produzione dell'industria culturale. Con la crescente diffusione dei prodotti culturali (libri, musica, film) tramite i media digitali, la digitalizzazione sta facendo concorrenza ,contrastando il mercato più tradizionale


Un altro fenomeno osservato nel capitalismo contemporaneo è la culturalizzazione della merce. L'integrazione della cultura nel processo di produzione, vale a dire l'aumento del valore culturale - estetico, spirituale, sociale o simbolico - si inserisce nella costruzione dei beni durevoli e di consumo non durevoli. La cultura "crea valore", genera differenziale perché è incorporata nei prodotti, negli stili, nelle preferenze, nelle soggettività, nelle norme di consumo. Così, le merci vengono dotate di valore culturale.
 
Al volgere del millennio, vi è la definizione di industrie creative, estesa alle attività che hanno origine dalla creatività, abilità e talento individuale, che hanno il potenziale di generare ricchezza e occupazione nello sfruttare la proprietà intellettuale. La definizione comprende attività come le arti dello spettacolo, arti visive, letteratura, musei, gallerie, archivi e conservazione del patrimonio, nonché altro ad alto valore aggiunto di design come la pubblicità e il marketing, architettura, web e software, grafica e moda, al di là dei supporti nei suoi vari formati digitali, film e video, giochi, musica e pubblicazioni.
Anche in una linea di ricerca sulla cultura e lo sviluppo, vale la pena evidenziare le interfacce tra l'economia della cultura, del turismo e la pianificazione urbana o regionale. Il punto di incontro tra turismo e l'economia della cultura è che il grado di attrattività delle destinazioni, e molto risiede nelle loro differenze e specificità culturali.

Il successo di destinazioni come la Francia e la Spagna vanno a rafforzare questa prospettiva. Inoltre, direttamente o indiretamente questa interfaccia incoraggia la conservazione e rivitalizzazione dei centri storici e culturali.

Il turismo culturale è identificato come una categoria con grandi possibilità di promuovere lo sviluppo socio-economico locale. Da questo punto di vista, la rivitalizzazione urbana si applica alle città che possono attrarre e sviluppare un popolo culturale e creativo. Questi sarebbero chiamate città creative, capaci di ospitare alcuni dei settori economici più dinamici del capitalismo contemporaneo.

I fenomeni di cui sopra sono stati le principali sfide per la scienza economica, che continua a richiedere studi più specifici che collegano l'economia e la cultura. Cercando di rispondere alle varie domande che coinvolgono questi ed altri fenomeni, la ricerca sul rapporto tra cultura e l'economia è cresciuta negli ultimi anni.

L'economia della cultura (o l'economia culturale) è una branca della scienza economica che studia gli effetti di tutte le attività economiche collegathe a espressioni artistiche e creative di una società. Da questo concetto, si comprendono tutte le attività legate al sentimento, alla memoria, al  folclore, alla narrativa, o ad una serie diversificata di prodotti e servizi che vanno dal libro, al film, alla moda, al teatro o alla televisione.

L'economia della cultura consiste in uno strumento analitico per risolvere i problemi urgenti relativi agli effetti economici dell'attività culturale. Quindi, questa è una disciplina che si è consolidata come forza di un campo fertile sia per la ricerca teorica che per la verifica empirica.

L'attenzione degli economisti per l'analisi della cultura e la portata degli effetti economici è piuttosto recente. Tuttavia, al giorno d'oggi, l'economia della cultura come particolare campo di lavoro all'interno della scienza economica sta registrando un riconoscimento istituzionale ed accademico progressivo, dovuto principalmente a tre fattori:
· Le attività legate alla cultura sono una fonte importante di occupazione e di generazione di reddito.
· La condizione della cultura per il bene pubblico è un'attività che è, per eccellenza, oggetto di intervento pubblico.
· La cultura è un terreno ideale per l'applicazione dei "nuovi sviluppi" dell'economia soprattutto nei settori dell'economia dell'informazione, l'innovazione e la conoscenza istituzionale.

Angelo Cervi

mercoledì 3 aprile 2013

I dolci tipici: il pangiallo

Il pangiallo è un tipico dolce natalizio del basso Lazio, soprattutto nel verolano, che trae origine addirittura dall'antica Roma.
Era infatti usanza in epoca imperiale regalare tale dolce dorato per la festa del solstizio di inverno, così da augurare il ritorno del sole.
La ricetta originaria prevedeva solo frutta secca, miele e cedro ma col tempo la ricetta è molto cambiata.
Ingredienti:
- 300 gr di farina
- 60 gr di nocciole
- 60 gri di noci
- 60 gr di pinoli
- 60 gr di mandorle
- 100 gr di cedro
- 200 gr di miele
- 100 gr di cioccolato fondente
- 200 gr di uvetta sultanina
- 1 uovo
- 1 cubo di lievito
- spezie a piacere (cannella, noce moscata, chiodi di garofano)
- 40 gr di burro

Procedimento:
Mettere a mollo l'uvetta per mezzora, scolarla e strizzarla.
Tritate tutta la frutta secca con il cedro, sciogliete il lievito in acqua tiepida ed aggiungete tutto alla farina su una tavolozza, ammassando il tutto. Aggiungete l'uvetta.
Sciogliete il miele, scagliate il cioccolato ed aggiungete all'impasto. Aggiungete ora l'uovo, il burro fuso e le spezie.
Fate riposare per 6 ore.
Fate dei panetti e cuocere per circa mezzora a 180°.

Fate raffreddare, e servire con una spolverata di zucchero a velo con un buon vino passito.
Ricetta molto gustosa ma anche molto calorica!

di Angelo Cervi 


sabato 30 marzo 2013

Le ricette tipiche: insalata di valeriana pere noci e formaggio

Questo tipico antipasto, fatto da ingredienti estremamente semplici, trova posto nei più raffinati menù. Eppure trae origini dalle più semplici cucine ciociare, con i suoi ingredienti facilmente reperibili. L'abbinamento agro-dolce, tra l'amaro delle noci e della valeriana, il dolce della pera e il salato del formaggio da origine ad un antipasto veramente gustoso e particolare.
Ingredienti x 4 persone:
- 2 pere Abate
- 150 gr di noci
- 200 gr di formaggio di pecora
- 300 gr di valeriana
- sale, olio evo q.b.

Procedimento:
Lavare la valeriana e metterla in una scodella, poi conditela con sale e olio. Sbucciate le pere, fatene dei cubetti ed aggiungetele all'insalata con le noci. Poi tagliate il formaggio (di pecora, bassa stagionatura) a striscioline ed aggiungetelo all'insalata. Mescolate il tutto ed aspettate almeno 10 minuti prima di servire.

La ricetta come vedete è estremante facile. Una semplice insalata ma dalle grandi soddisfazioni.
Ottima da servire con la carne alla brace o come antipasto.
Possono essere variati i tagli: sia le pere che il formaggio possono essere tagliati alla julienne, a striscette (1x3 cm) oppure a fette (tipo toast). Esistono delle varianti con il formaggio morbido e il gorgonzola.
A discrezione l'insalata può essere condita con pepe e cannella.

Buon Appetito!!!



di Angelo Cervi 

venerdì 29 marzo 2013

I dolci tipici: le ciambelline al vino

Dolce basilare e semplice della tradizione ciociara: le ciambelline al vino. Estremamente facili da fare, ingredienti presenti in ogni tinello. Numerose varianti nell'ingrediente caratterizzante, il vino e la fantasia delle sue forme fanno diventare questa ricetta un puro divertimento.
Questo dolce faceva parte della cesta tipica che si offriva ai matrimoni, in cui si componevano buffet a base di sole ciambelle dolci e salate.
La ricetta di seguito è quella classica e basta per 50 ciambelle.
Ingredienti:
- 1 bicchiere d'olio evo
- 1 bicchiere di vino bianco
- 1 bicchiere di zucchero
- 1/2 bustina di lievito
- farina 00 q.b.

Per la glassa:
- acqua tipida
- vino bianco
- zucchero di canna

Procedimento:
Mettere in una scodella vino e zucchero e mescolare bene per 2/3 minuti. Aggiungere l'olio, mescolare, e cominciare ad aggiungere la farina. Appena il composto non sarà più liquido, spostatelo su una tavolozza e cominciate ad aggiungere la farina, ammassando il panetto.
Quando il composto sarà omogeneo (circa 10 minuti di ammasso) mettetelo a riposare a temperatura ambiente per circa 30 minuti (il panetto dovrà sembrare unto).
Ora infarinate la tavolozza, fate piccole strisce al panetto e cominciate ad allungare la pasta a modo di cilindro (diametro 1 cm) e formate le ciambelline.
Fatte tutte le ciambelle procurate una pinza, e prendendole con cura affondatele al vino (con un po di acqua tiepida) e poi nello zucchero così che si ci attacchi.

Mettetele in una teglia e cuocete il tutto a 180° finché non saranno ben colorite (15 minuti circa).

Come detto questa ricetta è molto sfiziosa. Non solo perché la pasta molto malleabile può adattarsi ad ogni forma e fantasia ( a forma di treccia, listelli, biscottoni)  ma perché le varianti del vino offrono stuzzicanti iniziative.

Per esempio al posto del vino bianco (buono un Cesanese DOC) può essere usato: vino rosso (anche un Caberbet DOC della Val di Comino), rattafia, limoncello (consigliato), moscato, spumante, sidro e perfino sambuca.

Insomma ogni tipo di bevanda alcolica dalla bassa gradazione, purchè molto aromatica.

Se risultano troppo pesanti evitare la glassa e sostiuite agli ingredienti lo zucchero a velo e l'olio di semi.

Le ciambelline sono ottime da accostare a passiti e vini liquorosi.
Risultato eccezionale, ricetta semplice e dal gran sapore.

di Angelo Cervi

mercoledì 27 marzo 2013

I dolci tipici: la pigna

Nel periodo di Pasqua, dolce immancabile nella cucina ciociara è la pigna. Dolce semplice ma molto aromatico, si conserva a lungo e richiede grande pazienza ed attenzione nella sua preparazione.
Necessita di ben 3 lievitazioni, ma il suo risultato è eccezionale.


Ingredienti:
- 2 kg di farina 00
- 200 ml di olio evo
- 30 gr di lievito di birra (un cubetto)
- 100 ml di latte
- 6 uova
- 300 gr di zucchero
- cannella, anice, vanillina a piacere
- 50 ml di rum e/o sambuca
- canditi a piacere

Per la decorazione:
-un albume d'uovo
- zucchero a velo

Mettere in una bacinella 3/4 del lievito, 500 gr di farina, il latte ed acqua tiepida fino a raggiungere un composto molto morbido. Lasciar lievitare il tutto in un luogo caldo finché il composto non sarà raddoppiato (circa 4 ore).

Prendete ora il panetto ed aggiungete l'olio, le uova, lo zucchero, 1/4 del lievito e la farina (q.b.) fino a raggiungere un composto morbido. Aggiungere gli aromi, rimpastare 2 volte, e lasciate lievitare questo composto in luogo caldo finché non sarà raddoppiato (circa 4 ore).


Ora prendete la pasta ed adagiatela in una teglia imburrata. Si dovrebbero ottenere 2 pigne. Fate lievitare nuovamente (2 ore) ed infornate a 170° per un ora circa (finché lo stecchino non sarà asciutto). State attenti perché la superficie brucia facilmente.


Fate raffreddare e copritela con la glassa ( gl 'naspr), che dopo aver mischiato l'albume e lo zucchero, vi si adagia sulla superficie, mettendo a piacere confettini colorati.

Questa è una ricetta molto variabile, che cambia molto spesso e che ognuno deve adattare ai propri gusti. Più o meno dolce, con o senza aromi, a forma di ciambella o a torta.

I bambini la adorano con la nutella. Se non ci mettete lo zucchero può essere usata come torta salata!

Facendo delle piccole ciambelle si ottengono le famose ciambelle ricresciute. Buon appetito :)



di Angelo Cervi

Le bevande tipiche: la rattafia

La tradizione della cucina povera ciociara ha portato fino a noi un particolare liquore: la rattafia. Gusto dolciastro e fruttuoso, caratterizzato dal vino e dalle visciole. Si prepara in estate, con il sole e con la maturazione delle amarene. Le visciole (amarene) è una particolare specie di ciliegia selvatica, dal colore rosso chiaro, amara ma dal retrogusto dolce della ciliegia. E' molto comune nelle nostre terre poiché il suo albero resiste maggiormente al freddo, rispetto al ciliegio, che è più fragile.


Ingredienti:
- 5 kg di visciole
- 5 kg di vino rosso 
- 150gr di zucchero
- 1 L di alcol 90°

Procedimento: 
Sciacquate le amarene, snocciolatele e ponetele in una damigiana o contenitore di vetro da 10 L, aggiungete il vino, chiudete ermeticamente il vaso e lasciatele macerare al sole d'estate per 40 gg. 

Dopo i 40 gg scolate il tutto ed aggiungete lo zucchero e l'alcol alla parte liquida. Lasciate riposare il tutto per un altro mese e poi travasate in bottiglie da 1 L. 








Ottimo liquore da accostare con dolci tipici come susamelli o lessatelle. 

Il corpo delle visciole scolate può essere riutilizzato a breve termine in particolari crostate (con pasta frolla e crema pasticcera).

Esiste anche una variante di questo liquore fatto con le foglie dell'albero di visciole. 

Ingredienti: 
- 500 foglie di albero di visciole 
- 5 L di vino rosso 
- 500 gr di zucchero
- 2 L di alcol 90°

Procedimento:
Lavate le foglie e lasciatele macerare al sole con il vino per 20 gg. Scolate il tutto e fate bollire la parte liquida con lo zucchero per 5 minuti. Aggiungete l'alcol, travasate nelle bottiglie e lasciate riposare per un altro mese.

Anche questa variante ho lo stesso aroma del suo frutto.

 La gradazione alcolica di entrambi può essere moderata a seconda dell'aggiunta di alcol e zucchero.

Provatele, sono ricette molto semplici!!!

di Angelo Cervi




venerdì 15 marzo 2013

I prodotti tipici: la mozzarella di Amaseno

Nell'olimpo della gastronomia Ciociara non poteva mancare la mozzarella di bufala di Amaseno.
Questo prodotto, molto rinomato, è un fiore all'occhiello della provincia vista la grande importanza che ha acquisito nonostante la ben nota mozzarella campana che viene prodotta a poche decine di kilometri. Nonostante il grande confronto che si è trovata davanti, la bufala di Amaseno ha conquistato un ottima posizione nel mercato dei latticini del basso Lazio. 

Proprio ad Amaseno vi sono più allevamenti di questo bovino che può vivere allo stato selvatico e domestico. Sono animali che sentono un bisogno continuo di acqua, per questo amano stare nei canali e vengono prevalentemente allevati in luoghi palustri. Le tecniche di allevamento della bufala hanno subito nel tempo notevoli trasformazioni, sia strutturali che organizzative, che hanno portato a una loro razionalizzazione . si è passati dall'allevamento di tipo estensivo a quello in stalla che, pur limitando lo spazio a disposizione dell'animale, è in grado di assicurarne i fabbisogni nelle diverse fasi produttive.

Il latte bufalino ha sapore dolce e colore bianco opaco. Le principali differenze di natura chimica e fisica tra il latte bufalino e quello vaccino sono rappresentate dal contenuto in grasso e in proteine, caratteri, questi, fondamentali per la caseificazione. Per questo motivo la mozzarella di bufala acquisisce un sapore più intenso.
La mozzarella di bufala perciò è un formaggio a pasta filata fatto al 100% con latte di bufala. Il termine deriva dal verbo "mozzare," che significa tagliare, facendo riferimento alla fase finale del processo di lavorazione, quando la cagliata viene "mozzata" dalle mani sapiente del mastro casaro per darle la caratteristica forma.

di Angelo Cervi

giovedì 14 marzo 2013

I prodotti tipici: la "zazzicchia" di Patrica

Nel cuore della Ciociaria, a Patrica precisamente, nasce un prodotto tipico molto importante. 
La salsiccia di Patrica è apprezzata per la qualità delle carni, per l'accuratezza della sua scelta e per la ricercatezza dei suoi ingredienti che ne fanno un prodotto di assoluta eccellenza gastronomica. 



Questo prodotto denominato nel dialetto di Patrica "zazzicchia" ha antiche origini, fino al 1912, grazie ad una ricetta tramandata di padre in figlio. Nello specifico venivano aggiunti alla carne: il finocchietto selvatico dei monti Lepini, le bucce d'arancia, il peperoncino e l'aglio. Grazie alla giusta proporzione di queste spezie, alla cernita delle giuste carni magre e grasse, all'asciugatura eseguita con i camini, alla stagionatura nelle fresche cantine scavate nella roccia, e all'amore che i produttori impiegano nel curare ogni passaggio, questa salsiccia   acquisisce un sapore molto gradevole, inconfondibile, fatto di toni e sfumature tipiche del gusto vero dei salumi.


Ad oggi la storica salsiccia entra nel patrimonio gastronomico della Ciociaria, anche se prodotta con i mezzi moderni, mantiene tutti gli accorgimenti fedeli all'antica ricetta. 

Fonti: http://www.zazzicchiadipatrica.it/


di Angelo Cervi